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Papa Leone XIV ha autorizzato la promulgazione dei Decreti riguardanti le virtù eroiche del Servo di Dio Enrico Bartoletti, Arcivescovo di Lucca, ora Venerabile. Passo decisivo in vista della beatificazione

La notizia arriva direttamente dal bollettino della Sala Stampa Vaticana, in data 21 novembre 2025:
«Durante l’Udienza concessa al Cardinal Marcello Semeraro, Prefetto del Dicastero delle Cause dei Santi, Papa Leone XIV ha autorizzato il medesimo Dicastero a promulgare i Decreti riguardanti le virtù eroiche del Servo di Dio Enrico Bartoletti, Arcivescovo di Lucca, nato il 7 ottobre 1916 a Calenzano (Italia) e morto il 5 marzo 1976 a Roma (Italia)».

Questo è il passaggio decisivo in vista della beatificazione, atteso dal 2007, cioè da quando l’Arcidiocesi di Lucca iniziò questo percorso.

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"È un momento di grande gioia per la Chiesa di Lucca, per il quale ringraziamo il Santo Padre, Papa Leone XIV, poiché questa decisione riconosce il valore della persona e del ministero episcopale di mons. Bartoletti, che nella nostra Diocesi è stato il grande apostolo del rinnovamento conciliare, soprattutto attraverso la formazione del clero e dei laici. 
La mia gratitudine va a tutti coloro che si sono spesi in questi anni per condurre il complesso iter che oggi segna un primo decisivo passaggio. Esso ci impegna in primo luogo a riscoprire la testimonianza di vita e l’insegnamento del vescovo Enrico; quindi, a stimolare nella comunità cristiana quella venerazione che ne diffonda l’esempio e incoraggi ad affidarsi alla sua intercessione.
Il riconoscimento della eroicità di Mons. Bartoletti, inoltre, lo consegna a me, suo successore alla guida della Diocesi, come modello e sostegno nel portare avanti l’opera di riforma che il Vaticano II ha avviato e che è tutt’altro che compiuta.
Dopo la canonizzazione di Elena Guerra, avvenuta lo scorso anno, la nostra Diocesi vive un’ulteriore occasione di grazia. La affido al clero e ai fedeli tutti, affinché non vada perduta, anche mediante la corale e convinta partecipazione alle iniziative celebrative e di studio che verranno opportunamente proposte.
Desidero pertanto che il presente comunicato venga letto ai fedeli al termine delle celebrazioni festive della prossima domenica, festa di Cristo Re.
+ Paolo Giulietti"

 

BREVE BIOGRAFIA: Mons. Enrico Bartoletti può essere senz’altro considerato uno dei Vescovi italiani più significativi del Concilio Vaticano II: per la sua preparazione, il suo contributo e l’opera pastorale svolta a Firenze, Lucca e nella Chiesa in Italia. Nato a S. Donato di Calenzano, Firenze, il 7 ottobre 1916, compiuti gli studi biblici e teologici a Roma, rientrò in Diocesi dove fu Rettore del Seminario e Professore di Sacra Scrittura. Animatore sapiente dei vari gruppi culturali, fu collaboratore fedele del Card. Elia Dalla Costa. A Lucca, accanto al vecchio Arcivescovo Mons. Antonio Torrini, guidò la diocesi sulle vie del Concilio e si distinse per le sue straordinarie doti di padre, maestro e pastore. Chiamato da Paolo VI nel 1972 a svolgere l’ufficio di Segretario Generale della C.E.I., fece assurgere tale organismo ad autentico strumento di comunione e di collegialità dei Vescovi italiani e di rinnovamento della Chiesa in Italia. A lui è legato il piano pastorale su «Evangelizzazione – sacramenti – promozione umana». «Uomo della Parola e del Vangelo», fu pastore del Signore pienamente coinvolto nella missione della Chiesa nel mondo. Due avvenimenti, in particolare, sottolineano questa sua singolare missione pastorale: la relazione «panorama» su «La vita della Chiesa nel momento presente» al Sinodo dei Vescovi del 1971 e la realizzazione del Convegno della Chiesa in Italia su «Evangelizzazione e promozione umana» in qualità di Presidente del Comitato preparatorio. La morte lo colse prematuramente il 5 marzo 1976, ad appena 59 anni. La sua salma è stata tumulata nella Cattedrale di San Martino in Lucca. L’11 novembre 2007 fu avviata a Lucca la causa di beatificazione.

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11 e 12 SETTEMBRE

I SACERDOTI CHE SALVARONO GLI EBREI E IL DOVERE DI RINGRAZIARLI

Il progetto “Bene, gratitudine, memoria” farà sosta a Lucca nei giorni 11 e 12 settembre 2025. Si propone di presentare alcuni ecclesiastici coinvolti nelle azioni di salvataggio a favore degli ebrei italiani e stranieri durante gli anni della persecuzione e di portare al tempo stesso alla luce storie di riconoscenza da parte dei salvati, perché ringraziare e riconoscere il bene è un dovere etico e spirituale.
Nato per iniziativa di don Luca Bandiera, sacerdote diocesano di Siracusa e la professoressa Enrica Talà di Livorno, il progetto  ha preso avvio a Modena lo scorso 7 maggio, con l’intenzione di proseguire in altre città e diocesi, in particolare in Toscana iniziando dalla diocesi di Lucca, per il fulgido esempio di don Aldo Mei che, tra i motivi della sua condanna a morte, si sentì contestare pure quello di aver salvato un ebreo.

In un tempo come quello di oggi dove la contestazione dei così detti “reati di solidarietà” tornano a crescere in tutta Europa, non sfuggirà a nessuno l’importanza di riscoprire e far conoscere, in particolare alle giovani generazioni, le figure di quei sacerdoti, religiosi, religiose, laici e laiche, che nei momenti di supremo pericolo seppero essere testimoni delle “realtà penultime” salvando vite umane a rischio della propria esistenza. Come scriveva il rabbino Elio Toaff in Perfidi giudei, fratelli maggiori, «nel periodo delle leggi razziali e della guerra, quando per gli ebrei pareva non ci fosse più salvezza, furono proprio i preti, quelli più semplici e modesti, che iniziarono a dimostrare ai perseguitati la loro solidarietà generosamente, con i fatti e non con le parole».
I due giorni dedicati a questo appuntamento si riempiranno di voci diverse, da quelle che ricostruiranno le motivazioni morali che spinsero all’azione a quelle che di riconoscenza da parte degli ultimi testimoni. L’evento del 12 è specificatamente dedicato ai sacerdoti, ai seminaristi e ai diaconi. Una mattinata importante dove, come in quei giorni della catastrofe, preti ed ebrei divideranno ancora lo stesso cibo.

Lucca 11 Settembre 2025 ore 10:00 – “Palazzo Ducale Sala Tobino” (aperto a tutti)

Saluti istituzionali (Sindaci di Lucca, Capannori e Pescaglia; Arcivescovo di Lucca; Presidente della Provincia di Lucca; Presidente Comunità ebraica di Pisa; Dirigente Ufficio Scolastico; Incaricata Regionale Ecumenismo e Dialogo; Presidente ISREC); Fedeltà al Vangelo e testimonianza di vita del nostro clero nella tragedia della guerra (Mons Giovanni Paolo Benotto); Agire per l’Altro: l’aiuto del clero agli ebrei perseguitati (Dott.ssa Silvia Angelini); Don Aldo Mei: la forza dell’amore (Prof. Umberto Palagi); Ricordi di Infanzia nei pressi di Lucca (Rav Luciano Meir Caro); Ero io la bambina nata a Seravezza, grazie a Suor Giovannina Iannone, il 6 giugno 1944 (Adriana “Lilli” Funaro).

12 Settembre, chiesa di Fiano di Pescaglia (riservato al clero)

Dalle ore 10: Nota biografica su Don Aldo Mei, (Prof. Umberto Palagi); Il delicato equilibrio tra Gratitudine e Memoria (Rav Gadi Piperno, Rabbino capo di Firenze); “Oggi la Carità” in don Aldo Mei (Don Marcello Brunini); Ero io la bambina nata a Seravezza, grazie a Suor Giovannina Iannone, il 6 giugno 1944 (Testimonianza di Adriana “Lilli” Funaro) – Al termine dell’incontro si potrà pranzare insieme con modica offerta (€ 10,00).

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ALLA COMUNITÀ PARROCCHIALE “MARLIA” 21-24 MAGGIO 2025

TRACCIA DI LAVORO PER LA PROGETTAZIONE PASTORALE

 

In seguito alla visita pastorale e a quanto emerso in quella circostanza, per portare avanti la terza fase prevista dalla lettera di indizione Oggi voglio fermarmi a casa tua!, offro al Consiglio pastorale della Comunità parrocchiale alcune indicazioni per impostare la redazione del progetto pastorale di cui discuteremo tra qualche mese nell’assemblea di restituzione..

Alcuni suggerimenti di metodo

È molto importante che il progetto venga discusso e redatto dal Consiglio pastorale della Comunità parrocchiale; è possibile e opportuno coinvolgere altre persone in eventuali Commissioni di lavoro, in modo però che sia sempre il Consiglio pastorale ad incaricare le persone, indicare i compiti dei tavoli, recepirne i contributi e armonizzarli in un progetto organico.

Nel cammino di integrazione tra le vostre parrocchie non si parte certo da zero; è però necessario fare decisivi passi in avanti. Se è vero che l’attuazione

di quanto delineato nel progetto avverrà necessariamente in modo progressivo, è però indispensabile che i punti di arrivo siano chiari e definiti, per lo meno per i prossimi tre anni.
Raccomando che la prospettiva missionaria sia assunta come orizzonte determinante per ogni ragionamento e decisione circa la vita e l’agire delle l’azione della Chiesa: bisogna guardare preferibilmente alle persone e alle situazioni che sono “lontane” o da cui noi siamo “lontani”. Alcune le abbiamo anche in casa (i ragazzi, le giovani famiglie…), per altre occorre immaginare o valorizzare occasioni di incontro, dialogo, proposta.
Come procedere?
È possibile ovviamente applicare qualsiasi tipo di procedura; l’esperienza mostra come sia funzionale una determinata articolazione del lavoro:

inizialmente dedicare uno o più incontri iniziali del Consiglio pastorale (da chiudere entro giugno), in cui:
definire gli elementi e le scelte di fondo del progetto;
individuare gli ambiti delle Commissioni;
decidere la composizione delle Commissioni e la tempistica del loro lavoro;

quindi lasciare un periodo consistente per il lavoro delle Commissioni (settembre-ottobre);

concludere con una o due riunioni per redigere, raffinare e approvare il progetto pastorale (novembre).
Gioverà individuare un piccolo gruppo di redazione che si occupi di gestire le varie fasi del processo e soprattutto di mettere insieme i testi che verranno prodotti, armonizzandoli per quanto possibile.
È importantissima la concisione: progetti prolissi non solo vengono letti a fatica, ma rimangono spesso fumosi: meglio poche, precise parole che indichino dove si vuole arrivare, cosa occorre fare e chi se ne dovrebbe occupare. La chiara definizione degli obiettivi, tra l’altro, favorisce sia la collaborazione che la verifica.

Cosa occorre produrre?
Obiettivo dei prossimi mesi di lavoro è la redazione di un progetto pastorale triennale per la Comunità parrocchiale ”Marlia”. Esso dovrà avere le seguenti caratteristiche:

per la parte generale introduttiva:
descrivere la realtà sociale, soprattutto in relazione alle opportunità, alle difficoltà e alle sfide che essa pone per l’evangelizzazione;
descrivere la realtà ecclesiale, nella ricchezza delle sue presenze, nelle positive esperienze fatte e nelle fatiche dell’integrazione;
scegliere le grandi finalità dell’azione pastorale missionaria per i successivi tre anni;
per la parte operativa, relativa ai diversi ambiti dell’azione pastorale:
indicare le mete da raggiungere;
precisare i soggetti da coinvolgere e le relative azioni;
decidere quali risorse (persone/ministeri, strutture, denaro…) sarà necessario reperire e impiegare;
indicare i tempi e i modi della verifica in itinere degli obiettivi.

Alcune priorità
Circa gli ambiti operativi, non è detto che il progetto debba prendere in considerazione l’intera vita ecclesiale: si può partire anche da qualche aspetto, per poi lavorare sugli altri in futuro. Mi sembra però che alcuni processi non possano attendere. Li elenco brevemente, con le relative questioni di fondo:

1) Le nuove generazioni.

Nell’attuale situazione di emergenza educativa e di rinnovamento ecclesiale, la relazione con le nuove generazioni è complessa e vitale ad un tempo. È necessario un complessivo ripensamento dei processi di iniziazione cristiana esistenti, adottando finalmente la prospettiva del progetto-quadro diocesano Otri nuovi, il quale postula il coinvolgimento di tutta la comunità cristiana nell’azione educativa e suggerisce di uscire dagli schemi mentali e organizzativi della catechesi scolastica.

Alcuni suggerimenti in tal senso:
a.inaugurare qualche percorso, anche sperimentale, nella fascia 0-6, valorizzando coppie di coniugi, anche anziani, per affiancare i giovani genitori nel percorso di avvicinamento al battesimo e – soprattutto – nei primi anni di vita dei figli;

b.stimolare la partecipazione ad appuntamenti diocesani e nazionali per ragazzi e giovani, che hanno bisogno di venire a contatto con altri coetanei e altre situazioni;

c.rilanciare l’oratorio ANSPI della Comunità parrocchiale, offrendo aperture quotidiane, attività laboratoriali ed esperienze estive;

d.valorizzare le tante associazioni del territorio realizzando insieme esperienze educative per bambini, ragazzi e giovani.

2) La vita liturgica.

Nel corso della visita sono emerse alcune questioni relative alla qualità delle celebrazioni e l’effettiva partecipazione dell’assemblea all’azione liturgica.
In linea generale, l’orario e il luogo delle Messe festive vanno pensati in modo che siano assicurati la presenza dei ministeri necessari, il tempo necessario per agire con calma e la possibilità di incontrarsi prima e dopo la celebrazione.

Il progetto dovrà inoltre prevedere;
a. la modalità di collaborazione tra gli operatori della liturgia per la preparazione comune delle assemblee festive (monizioni, canti, omelie, avvisi…), in modo che progressivamente si delinei uno “stile celebrativo” condiviso, che faccia sentire a casa i fedeli in qualunque chiesa;

b. le celebrazioni di carattere unitario: la Comunità parrocchiale ha già alcuni momenti in cui “appare”, prima di tutto a se stessa, come corpo unico; vanno stabilizzati, valorizzati e implementati, in modo che tutto il popolo debba e possa rendersi presente;

c. il servizio della musica e del canto, da orientare decisamente verso la partecipazione dell’assemblea, anche investendo nella formazione di qualcuno che possa guidarla.

3) La carità.

Nella Comunità ci sono già diverse ed efficaci azioni in quest’ambito, anche se un po’ in ordine sparso e senza la partecipazione di tutte le parrocchie.

Per una maggiore sinergia è importante unire gli sforzi, concentrando le risorse umane e materiali; il territorio della comunità è sufficientemente compatto perché la centralizzazione non costituisca un problema insormontabile. Tutte le realtà ecclesiali, inoltre, si possono impegnare insieme per la sensibilizzazione dell’intera comunità e delle nuove generazioni, che appare sempre più urgente. In ogni caso, sarà necessario che il progetto indichi:

a. come provvedere alla formazione unitaria dei volontari (anche insieme alla Misericordia e ad altre associazioni caritative), a cominciare dall’aspetto spirituale e motivazionale;
b. come attivare percorsi di coinvolgimento e proposta per le nuove generazioni;
c. quali strumenti usare per comunicare a tutti, in modo unitario ed efficace quanto viene operato, per sostenere nelle comunità una “cultura del bene”;
d. quali modalità di collaborazione istaurare con le istituzioni e le realtà non ecclesiali del territorio.

4) La formazione degli operatori pastorali.

È una questione decisiva per “dare gambe” al progetto. Ad integrazione di quanto fanno (o faranno) gli Uffici pastorali, la Comunità parrocchiale può creare occasioni di incontro, confronto, progettualità, spiritualità, reperimento e tirocinio di nuovi operatori, sulla falsariga di quanto accaduto nei giorni della visita pastorale, anche per creare quella mentalità comune che costituisce la base per ogni percorso condiviso.

A tal scopo è bene:

a. stabilire luoghi e tempi di incontro, confronto e formazione per gli operatori dei diversi ambiti pastorali, con particolare attenzione a chi si affaccia per la prima volta al servizio;

b. individuare modalità di raccordo ai percorsi formativi diocesani, favorendo e accompagnando la partecipazione;

c. inviare rappresentanti di ogni ambito alle consulte degli uffici pastorali, in modo che non manchino informazioni e proposte, soprattutto in ambito formativo.

5) La gestione del patrimonio.

Le parrocchie sono dotate un patrimonio immobiliare di una certa consistenza, il cui utilizzo va ripensato in ottica unitaria. Il progetto dovrà pertanto prevedere:

a.la destinazione d’uso di ciascun immobile (attività pastorali, locazione, vendita, concessione non onerosa a terzi per azioni sociali o culturali…);

b.la tempistica, la procedura e le risorse per l’eventuale ristrutturazione;

c.gli eventuali soggetti incaricati della cosa, oltre ai CPAE.

6) L’amministrazione e il ruolo dei CPAE.

Il percorso pastorale in atto richiede che i CPAE delle parrocchie lavorino insieme - formando de facto un unico organismo - per esaminare i temi comuni e intraprendere le relative azioni, supportando efficacemente i parroci. In ogni caso il progetto deve indicare:

a. in che modo i CPAE si impegneranno nell’educazione della comunità, cosi che i fedeli di ogni età siano consapevoli dei bisogni economici della propria parrocchia e vi contribuiscano con il proprio servizio e le proprie offerte. Questo richiede che i membri dei CPAE (non il parroco!) informino la gente circa i bilanci e le altre attività amministrative della propria parrocchia e della Chiesa in genere;

b. una persona espressamente incaricata dalla Comunità parrocchiale della pastorale legata al “Sovvenire”, per promuovere le firme per l’assegnazio ne dell’8‰ alla Chiesa Cattolica e la raccolta di offerte deducibili per il sostentamento del Clero;

c. le modalità di formazione dei membri del CPAE, in modo che possano svolgere al meglio il loro delicato servizio ecclesiale.

Marlia, 24 maggio 2025
+ Paolo Giulietti

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Prima Benedizione “Urbi et Orbi” del Santo Padre Leone XIV, 08.05.2025

 

Questa sera il Santo Padre Leone XIV, preceduto dalla Croce, si è affacciato alla Loggia esterna della Benedizione della Basilica Vaticana per salutare il popolo e impartire la Benedizione Apostolica “Urbi et Orbi”.

Prima della Benedizione il nuovo Papa ha rivolto ai fedeli le parole che seguono:

Parole del Santo Padre

La pace sia con tutti voi!

Fratelli e sorelle carissimi, questo è il primo saluto del Cristo Risorto, il Buon Pastore, che ha dato la vita per il gregge di Dio. Anch’io vorrei che questo saluto di pace entrasse nel vostro cuore, raggiungesse le vostre famiglie, tutte le persone, ovunque siano, tutti i popoli, tutta la terra. La pace sia con voi!

Questa è la pace del Cristo Risorto, una pace disarmata e una pace disarmante, umile e perseverante. Proviene da Dio, Dio che ci ama tutti incondizionatamente.

Ancora conserviamo nei nostri orecchi quella voce debole ma sempre coraggiosa di Papa Francesco che benediceva Roma, il Papa che benediceva Roma, dava la sua benedizione al mondo, al mondo intero, quella mattina del giorno di Pasqua. Consentitemi di dare seguito a quella stessa benedizione: Dio ci vuole bene, Dio vi ama tutti, e il male non prevarrà! Siamo tutti nelle mani di Dio. Pertanto, senza paura, uniti mano nella mano con Dio e tra di noi andiamo avanti! Siamo discepoli di Cristo. Cristo ci precede. Il mondo ha bisogno della sua luce. L’umanità necessita di Lui come del ponte per essere raggiunta da Dio e dal suo amore. Aiutateci anche voi, poi gli uni gli altri a costruire ponti, con il dialogo, con l’incontro, unendoci tutti per essere un solo popolo sempre in pace. Grazie a Papa Francesco!

Voglio ringraziare anche tutti i confratelli Cardinali che hanno scelto me per essere Successore di Pietro e camminare insieme a voi, come Chiesa unita cercando sempre la pace, la giustizia, cercando sempre di lavorare come uomini e donne fedeli a Gesù Cristo, senza paura, per proclamare il Vangelo, per essere missionari.

Sono un figlio di Sant’Agostino, agostiniano, che ha detto: “Con voi sono cristiano e per voi vescovo”. In questo senso possiamo tutti camminare insieme verso quella patria che Dio ci ha preparato.

Alla Chiesa di Roma un saluto speciale! Dobbiamo cercare insieme come essere una Chiesa missionaria, una Chiesa che costruisce i ponti, il dialogo, sempre aperta ad accogliere, come questa piazza, con le braccia aperte tutti, tutti coloro che hanno bisogno della nostra carità, della nostra presenza, del dialogo e dell’amore.

(In spagnolo)

Y si me permiten también una palabra, un saludo a todos y en modo particular a mi querida diócesis de Chiclayo, en el Perú, donde un pueblo fiel ha acompañado a su obispo, ha compartido su fe y ha dado tanto, tanto, para seguir siendo Iglesia fiel de Jesucristo.

(Traduzione)

E se mi permettete una parola, un saluto a tutti e in modo particolare alla mia cara diocesi di Chiclayo, in Perù, dove un popolo fedele ha accompagnato il suo vescovo, ha condiviso la sua fede e ha dato tanto, tanto, per continuare ad essere Chiesa fedele di Gesù Cristo.

A tutti voi, fratelli e sorelle di Roma, d’Italia, di tutto il mondo: vogliamo essere una Chiesa sinodale, una Chiesa che cammina, una Chiesa che cerca sempre la pace, che cerca sempre la carità, che cerca sempre di essere vicino specialmente a coloro che soffrono.

Oggi è il giorno della Supplica alla Madonna di Pompei. Nostra Madre Maria vuole sempre camminare con noi, stare vicino, aiutarci con la sua intercessione e il suo amore. Allora vorrei pregare insieme a voi. Preghiamo insieme per questa nuova missione, per tutta la Chiesa, per la pace nel mondo e chiediamo questa grazia speciale a Maria, nostra Madre: Ave Maria…

[Benedizione solenne]

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FACCIO NUOVE TUTTE LE COSE

CONVERTIRSI ALLA SPERANZA NELL’ANNO DI GRAZIA DEL SIGNORE

 

 LETTERA PASQUALE

 

Non ricordate più le cose passate,
non pensate più alle cose antiche!
Ecco, faccio una cosa nuova:
proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?
Aprirò anche nel deserto una strada,
immetterò fiumi nella steppa.

Is 43, 18.19

 

Caro fratello, cara sorella,

 il Giubileo che stiamo vivendo, centrato sulla speranza, non può non connotare il percorso di novanta giorni che si colloca al cuore dell’anno liturgico e ci trasporta dalle Ceneri a Pentecoste. Come ha detto Papa Francesco, “Il Giubileo è per le persone e per la Terra un nuovo inizio; è un tempo dove tutto va ripensato dentro il sogno di Dio. E sappiamo che la parola conversione indica un cambiamento di direzione. Tutto si può vedere, finalmente, da un’altra prospettiva e così anche i nostri passi vanno verso mete nuove. Così sorge la speranza che mai delude. La Bibbia racconta questo in molti modi. E anche per noi l’esperienza della fede è stata stimolata dall’incontro con persone che nella vita hanno saputo cambiare e sono, per così dire, entrate nei sogni Dio. Infatti, anche se nel mondo c’è tanto male, noi possiamo distinguere chi è diverso: la sua grandezza, che coincide spesso con la piccolezza, ci conquista” (Francesco, Catechesi, 1 febbraio 2025). La novità di Dio ci si fa incontro e ci sollecita ad accoglierla nella speranza.

 

Il sogno di Dio

 Qual è il sogno di Dio, che egli con rinnovata fiducia ci ripropone e con rinnovata misericordia ci abilita ad accogliere e realizzare nell’anno giubilare? Proviamo a riassumerlo.

 Il sogno della santità per ogni battezzato

In Cristo ciascuno di noi è stato misteriosamente scelto da Dio, a preferenza di altri, per essere suo figlio, cioè per vivere “come farebbe Gesù”, con la forza dello Spirito Santo, la propria esistenza quotidiana. È la vita nuova donataci nel Battesimo, che rende diverso e migliore ogni ambito dell’esperienza personale e comunitaria, senza escludere alcuna situazione. “Le vie della santità sono molteplici e adatte alla vocazione di ciascuno. […] È ora di riproporre a tutti con convinzione questa ‘misura alta’ della vita cristiana ordinaria: tutta la vita della comunità ecclesiale e delle famiglie cristiane deve portare in questa direzione” (Giovanni Paolo II, Novo millennio ineunte, 31). La chiamata a vivere nella santità sembra essere fuori dalla nostra portata; è invece questo che Dio desidera per noi e che non dipende prima di tutto dalle qualità e dalle energie di ciascuno, ma si realizza per l’opera dello Spirito.

 Il sogno della missione per la Chiesa

Dio si è scelto un popolo perché continui la missione di Gesù di annunciare a tutti la salvezza che viene da lui: una Chiesa-in-uscita. Dal giorno di Pentecoste è questa la vocazione di ogni comunità cristiana. “Sogno una scelta missionaria capace di trasformare ogni cosa, perché le consuetudini, gli stili, gli orari, il linguaggio e ogni struttura ecclesiale diventino un canale adeguato per l’evangelizzazione del mondo attuale, più che per l’autopreservazione. […] Ogni rinnovamento nella Chiesa deve avere la missione come suo scopo per non cadere preda di una specie d’introversione ecclesiale” (Francesco, Evangelii gaudium, 27). Anche in questo caso, l’efficacia della missione – come è accaduto per gli Apostoli – non è legata alla persona dell’evangelizzatore, ma alla potenza dello Spirito che guida la Chiesa e agisce in ogni sua attività.

 Il sogno della giustizia per l’umanità

Nel progetto di Dio, tutti gli uomini e tutti i popoli, con le loro infinite differenze, sono fratelli, chiamati a incontrarsi per arricchirsi e sostenersi reciprocamente; tutte le persone, poi, hanno una dignità infinita, in ogni condizione e in ogni fase della loro esistenza, dal concepimento alla morte naturale. La Chiesa è chiamata a creare legami di amicizia e d’amore tra le persone e tra i popoli, affinché tutti siano legati a Dio, Padre dell’umanità. “Ecco un bellissimo segreto per sognare e rendere la nostra vita una bella avventura. Nessuno può affrontare la vita in modo isolato […].Da soli si rischia di avere dei miraggi, per cui vedi quello che non c’è; i sogni si costruiscono insieme. Sogniamo come un’unica umanità, come viandanti fatti della stessa carne umana, come figli di questa stessa terra che ospita tutti noi, ciascuno con la ricchezza della sua fede o delle sue convinzioni, ciascuno con la propria voce, tutti fratelli!” (Francesco, Fratelli tutti, 8). In un mondo sempre più diviso e segnato dall’inequità, questa prospettiva può sembrare non realistica; è invece l’unica strada davvero sensata per assicurare agli uomini un futuro in questo pianeta. Lo Spirito incessantemente illumina e sostiene i credenti in direzione della giustizia e della pace, nelle piccole e grandi scelte della vita personale e comunitaria.

 

Il sogno del rispetto per la Terra

Dio ha affidato la terra alle mani dell’uomo perché la coltivi e la custodisca, non come despota e sfruttatore, ma come collaboratore del Creatore, per farne un giardino bello e accogliente per ogni essere vivente. “Se i deserti esteriori si moltiplicano nel mondo, è perché i deserti interiori sono diventati così ampi. La crisi ecologica è un appello a una profonda conversione interiore. […], che comporta il lasciar emergere tutte le conseguenze dell’incontro con Gesù nelle relazioni con il mondo che li circonda. Vivere la vocazione di essere custodi dell’opera di Dio è parte essenziale di un’esistenza virtuosa, non costituisce qualcosa di opzionale e nemmeno un aspetto secondario dell’esperienza cristiana” (Francesco, Laudato si’, 217). Lo Spirito ci chiama e ci abilita a realizzare una meravigliosa armonia.

 La “beata speranza”

 È importante ricordare che il sogno di Dio è destinato a compiersi alla fine dei tempi: “Noi aspettiamo nuovi cieli e una terra nuova, nei quali avrà stabile dimora la giustizia” (2Pt 3,13). Questo orizzonte conferisce forza e sostanza alla nostra speranza: “Abbiamo la certezza che la storia dell’umanità e quella di ciascuno di noi non corrono verso un punto cieco o un baratro oscuro, ma sono orientate all’incontro con il Signore della gloria”. (Francesco, Spes non confundit, 19). Tutte le dimensioni del sogno di Dio trovano la loro pienezza solo nel compimento ultimo, e non possono realizzarsi compiutamente tra le contraddizioni e le fragilità del presente. Non è possibile edificare “il paradiso in terra”: chi ci ha provato e magari ha affermato di esserci riuscito non di rado ha prodotto realtà da incubo.

“Tuttavia l'attesa di una terra nuova non deve indebolire, bensì piuttosto stimolare la sollecitudine nel lavoro relativo alla terra presente, dove cresce quel corpo dell’umanità nuova che già riesce ad offrire una certa prefigurazione, che adombra il mondo nuovo. […] Infatti quei valori, quali la dignità dell'uomo, la comunione fraterna e la libertà, e cioè tutti i buoni frutti della natura e della nostra operosità, dopo che li avremo diffusi sulla terra nello Spirito del Signore e secondo il suo precetto, li ritroveremo poi di nuovo, ma purificati da ogni macchia, illuminati e trasfigurati, allorquando il Cristo rimetterà al Padre il regno eterno ed universale: che è regno di verità e di vita, regno di santità e di grazia, regno di giustizia, di amore e di pace” (Concilio Vaticano II, Gaudium et spes, 39).

Tale consapevolezza riveste un’importanza decisiva, poiché ogni impegno per l’ideale deve fronteggiare le realtà della morte, dell’imperfezione, del peccato, del fallimento... di tutto ciò che può gettare un legittimo sospetto sugli sforzi da compiere in direzione del bene. Lo scoraggiamento e il cinismo, infatti, tendono continuamente ag-guati alla speranza: “Tutto è inutile! Non c’è più niente da fare! Si salvi chi può!”.

 

“Peregrinantes in spem”

 Il motto del Giubileo ci fa capire che il sogno di Dio diventa speranza solo se ci mettiamo in cammino: la speranza non è una condizione necessaria per mettersi in viaggio (Papa Francesco non scrive, infatti, in spe), ma qualcosa che si riceve una volta partiti; si è pellegrini “verso la speranza”. Se si rimane immobili, gli ideali e le attese rimangono sogni nel cassetto e nulla cambia, né per le persone, né per le comunità, né per il mondo.

L’esperienza del pellegrinaggio, che Papa Francesco ha rimesso al centro del Giubileo, è da questo puto di vista assai eloquente. Il pellegrino decide di mettersi in viaggio; fatti i primi passi man mano che avanza verso la meta, crescono in lui forza, entusiasmo, decisione, gratitudine… Vive ogni giorno di più orientando tutti i propri sforzi e i propri pensieri alla destinazione del cammino, che ancora non ha raggiunto, ma che in qualche misura possiede ogni giorno un po’ di più e che si impadronisce progressivamente di tutto il suo essere. Vive – appunto – di speranza: il sogno, il desiderio che lo ha affascinato, fino a sollecitarlo a partire, diviene concretamente parte della sua esistenza quotidiana e la trasforma a immagine della meta verso cui si dirige.

I tanti pellegrinaggi, brevi o lunghi, che il Giubileo ci propone di vivere sono una significativa immagine di questo processo salvifico: è possibile accogliere la novità del sogno se - e solo se - si decide di scommettere su di esso iniziando a realizzarlo, cioè muovendo i primi passi del cammino, a volte lungo e avventuroso, che separa la realtà dall’ideale.

 Quando il nuovo fa paura

 Il sogno di Dio da sempre affascina: come non potrebbe? Eppure spesso siamo restii ad accoglierlo, decidendo di non iniziare percorsi di cambiamento. Perché?  A causa di alcune paure, che ci bloccano e ci impediscono di metterci in cammino.

  • La paura del rischio: ogni novità obbliga a intraprendere itinerari sconosciuti, mentre ciò che è abituale ci infonde sicurezza. Non si tratta di essere temerari – amare il rischio per se stesso – ma di accettare la necessaria incertezza che ogni percorso di cambiamento, specialmente se non si tratta di cose da poco, porta con sé.
  • La paura della fatica: ogni novità richiede energia, mentre restare immobili non costa nulla. Rimanere comodi sul proprio divano è una tentazione molto forte, soprattutto quando si ha di fronte uno schermo che dà l’illusione di essere partecipi, quando si è invece niente più che spettatori.
  • La paura del conflitto: ogni trasformazione solleva facilmente contrasti, mentre mantenere lo status quo conserva gli equilibri consolidati. L’inerzia esercita un grande appeal, per-ché libera da responsabilità e impegno: tutto va avanti da sé e nessuno ha nulla da obiettare, se non i pochi – pochi? – che protestano e si possono lasciare inascoltati.

Le paure in questi tempi incerti sembrano acquistare sempre maggiore forza: le guerre, i dissesti ambientali, le migrazioni, la denatalità, le difficoltà economiche, l’individualismo imperante... sono molti i fattori che minano il senso di sicurezza e fiducia, facendo invece crescere l’ansia. Anche le nuove generazioni, quelle naturalmente protese al futuro, guardano al domani con pessimismo, come evidenziano diverse indagini sociologiche. I media, in questo, non aiutano, perché lo spazio dato alle cattive notizie supera di gran lunga quello dei segnali di novità e di bene. 

 

Convertirsi alla speranza

 Come vincere, dunque, le paure, per entrare nella speranza giubilare? Si tratta di vivere una vera e propria conversione, cioè di cambiare modo di pensare. L’esperienza dei pellegrini antichi (e, mutatis mutandis, di quelli contemporanei), come è attestata dai numerosi diari di viaggio che ci sono pervenuti, ci può essere di grande aiuto.

 Dalla paura del rischio all’entusiasmo per l’opportunità

Molto spesso chi partiva per un pellegrinaggio faceva testamento, tanto era alta la consapevolezza del rischio di non tornare a casa, per i molti pericoli collegati al brigantaggio, alle intemperie, alle malattie… Eppure i racconti dei pellegrini trasudano entusiasmo per un’avventura di cui si colgono soprattutto le opportunità, sia spirituali che culturali: visitare i luoghi santi, pregare sulle tombe dei martiri, conoscere nuove terre e nuovi popoli… “cambiare vita”, come scrivo-no spesso i viandanti contemporanei.

Nel cambiamento, la paura dell’inedito e del rischio che esso comporta si può vincere se si mettono a fuoco le opportunità che il cambiamento porta con sé.

 Dalla paura della fatica al desiderio della meta

Il pellegrinaggio era segnato da grandi fatiche: percorrere chilometri in strade incerte, in una natura ostile ed esposti alle intemperie; dormire in condizioni precarie; cibarsi di quanto veniva offerto dalla carità altrui; portare con sé una dotazione minima di oggetti e vestiti. Anche oggi qualche piccolo o grande disagio va messo in conto. Ep-pure l’anelito verso la meta da raggiungere e lo spirito di preghiera rendevano sopportabile ogni sforzo e ogni privazione; anzi, essi di-ventavano un elemento essenziale del viaggio, occasione di penitenza e di conversione a una vita cristiana più semplice e autentica.

L’impegno e gli investimenti di vario genere che ogni novità comporta sono giustificati solo dall’importanza della meta da raggiungere, dal fascino che riveste l’obiettivo del cammino.

 

Dalla paura del conflitto alla cultura dell’incontro

Il pellegrino lasciava non solo la propria casa, ma anche la propria comunità, con i suoi usi e le sue leggi, per addentrarsi in un mondo in parte sconosciuto e abitato da persone con lingue, usanze, norme, economie e tradizioni differenti. Eppure era necessario, attraversando per mesi terre straniere, appoggiarsi agli altri, per sostenersi nel cammino, essere accolti, sfamati, difesi, curati… Superare la diffidenza per vivere incontri all’insegna del dialogo e della fiducia.

Non mancavano incomprensioni e occasioni di scontro, ma più forte di esse era la volontà – la necessità - di trovare modi e ragioni per comprendersi e così andare avanti nel cammino.

I conflitti implicati in ogni cambiamento, sia personale che comunitario, possono essere superati se si è consapevoli che il cambiamento, per diventare effettivo, deve coinvolgere tutti i soggetti in gioco attraverso un dialogo che ne riconosca e ne accolga le ragioni, integrandole nel nuovo scenario.

 Resi nuovi dallo Spirito Santo

 “La speranza non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato” (Rm 5,1-2.5). “È lo Spirito Santo, con la sua perenne presenza nel cammino della Chiesa, a irradiare nei credenti la luce della speranza: egli la tiene accesa come una fiaccola che mai si spegne, per dare sostegno e vigore alla nostra vita. La speranza cristiana, in effetti, non illude e non delude, perché è fondata sulla certezza che niente e nessuno potrà mai separarci dall’amore divino” (Francesco, Spes non confundit, 3).

La grazia dello Spirito Santo “attiva” in noi la vita cristiana, la vita nuova donata dai sacramenti, affinché diventi effettiva con la sua carica di amore, di verità e di bellezza. Solo con il suo aiuto possiamo metterci in cammino.

  • Lo Spirito illumina, perché dona uno sguardo nuovo sulla realtà, letta con gli occhi di Dio. È lui che abilita a intuire la misteriosa, ma reale ed efficace azione della provvidenza nella storia, affinché tale consapevolezza infonda fiducia e aiuti a indirizzare il proprio impegno.
  • Lo Spirito ispira, perché guida a discernere e decidere secondo il Vangelo, non secondo logiche mondane o ideologie. Saper giudicare rettamente e decidere saggiamente è necessario per qualsiasi azione: lo Spirito aiuta a riconoscere dov’è il bene e a tradurre tale prospettiva in decisioni coerenti ed efficaci.
  • Lo Spirito mobilita, perché vince la pigrizia e le resistenze alla conversione. Non basta decidere, se poi non si attua quanto stabilito, investendovi tutte le energie e le risorse necessarie. A volte esse devono essere distolte da altre finalità; a volte si tratta di attivarle ex novo. Del resto, niente si muove o cambia se qualcosa o qualcuno non agisce.
  • Lo Spirito trasforma, perché abilita a vivere da figli di Dio e a realizzare nel mondo il suo Regno. Si attua il cambiamento non solo grazie alle risorse della nostra umanità, ma per la capacità che lo Spirito possiede di “conformare” a Cristo, alla pienezza della sua umanità che si realizza per l’incarnazione.

Ogni processo di accoglienza della novità di Dio nell’esistenza personale, comunitaria e sociale esige dunque l’azione dello Spirito. “La forza dello Spirito Santo […] ci indirizza verso il futuro, verso l’avvento del Regno di Dio. [...] Rafforzata dallo Spirito e attingendo a una ricca visione di fede, una nuova generazione di cristiani è chiamata a contribuire all’edificazione di un mondo in cui la vita sia accolta, rispettata e curata amorevolmente, non respinta o temuta come una minaccia e perciò distrutta. Una nuova era in cui l’amore non sia avido ed egoista, ma puro, fedele e sinceramente libero, aperto agli altri, rispettoso della loro dignità, un amore che promuova il loro bene e irradi gioia e bellezza. Una nuova era nella quale la speranza ci liberi dalla superficialità, dall’apatia e dall’egoismo che mortificano le nostre anime e avvelenano i rapporti umani. […] Il mondo ha bisogno di questo rinnovamento! In molte nostre società, accanto alla prosperità materiale, si sta allargando il deserto spirituale: un vuoto interiore, una paura indefinibile, un nascosto senso di disperazione. […] Questo è il grande e liberante dono che il Vangelo porta con sé: esso rivela la nostra dignità di uomini e donne creati ad immagine e somiglianza di Dio. Rivela la sublime chiamata dell’umanità, che è quella di trovare la propria pienezza nell’amore. Esso dischiude la verità sull’uomo, la verità sulla vita” (Benedetto XVI, Omelia, Sydney 20 luglio 2008, § 10-12).

 

Mettiamoci in cammino!

 Il tempo di Quaresima e quello di Pasqua, in questo Giubileo, possono dunque diventare occasione per mettersi in cammino verso le novità di Dio. La grazia dell’Anno giubilare, rappresentata dalla concessione dell’indulgenza plenaria, ci sostiene nella ricerca di “nuovi inizi” personali, comunitari e sociali. Siamo sollevati dal peso delle colpe passate, con le ferite che il peccato lascia sempre nell’esistenza, e siamo abilitati ad intraprendere percorsi inediti. Cominciamo quindi a muoverci, sapendo che ogni pellegrinaggio, per quanto lungo, ha bisogno dell’umiltà dei primi passi non meno che della gloria degli ultimi. Iniziando a rendere effettivi i sogni di Dio, sperimenteremo nel cuore il sorgere della speranza, che cresce ad ogni passo e rende possibile affrontare le difficoltà del percorso. La meta può essere anche molto lontana, ma ogni piccola realizzazione la anticipa e la rende in qualche modo presente, così che ci troviamo a vivere nella speranza: una speranza presente, operosa, visibile… che dà pienezza e risulta contagiosa. Abbandoniamo progressivamente le disillusioni, le stanchezze, la tristezza, per entrare nella gioia del Regno. “Quale gioia quando mi dissero: Andremo alla casa del Signore” (Sal  121, 1).

Propongo, come semplice “esercizio spirituale”, una piccola lettura e due facili impegni – come i primi passi di un cammino - per vivere i novanta giorni che vanno dalle Ceneri alla Pentecoste come percorso che aiuti a “rianimare la speranza” (cf. Francesco, Spes non confundit, 1).

 Passi di speranza verso la santità

Leggo il capitolo 4 dell’esortazione apostolica Gaudete et exsultate di papa Francesco.

  • Mi domando: c’è qualcosa che mi impedisce di vivere come figlio di Dio la mia esistenza quotidiana? Cosa dovrei iniziare a lasciare? Mi prendo un piccolo impegno quaresimale di rinuncia a qualcosa che mi allontana da un’esistenza cristiana pienamente vissuta.
  • Mi domando: cosa sono chiamato a fare per esprimere nel quotidiano la vita nuova ricevuta nel battesimo? Nel tempo di Pasqua intraprendo un piccolo e gioioso impegno di cambiamento personale nel tempo pasquale.

 Passi di speranza verso la missione

Leggo il capitolo 5 dell’esortazione apostolica Evangelii gaudium di Papa Francesco.

  • Mi domando: cosa mi rende un testimone timido o silenzioso? In Quaresima, torno ogni giorno a leggere il Vangelo e a contemplare con amore la persona di Cristo.
  • Mi domando: cosa posso fare, nell’ambito delle mie relazioni quotidiane, per annunciare la mia fede in Gesù? Condivido con una persona amica, nel tempo pasquale, la gratitudine e la bellezza di appartenere a Cristo nella Chiesa, raccontando qualcosa di bello e di grande che mi è dato di vivere per la fede.

 

Passi di speranza verso la giustizia e la carità

Leggo il capitolo 4 dell’esortazione apostolica Evangelii gaudium di Papa Francesco.

  • Mi domando: quali atteggiamenti e comportamenti mi allontanano dai fratelli e mi rendono indifferente ai problemi altrui? In Quaresima mi rendo attento al “grido dei poveri”, informandomi con accuratezza e al di là dei pregiudizi su qualche situazione di povertà e ingiustizia che conosco poco o male.
  • Mi domando: come essere strumento della carità di Dio verso i poveri? Nel tempo di Pasqua vado a conoscere qualche persona che vive una situazione di povertà e mi adopero per fare qualcosa con lui e per lui.

 

Passi di speranza verso la custodia del creato

Leggo il capitolo 6 dell’enciclica Laudato sì di papa Francesco.

  • Mi domando: quali comportamenti quotidiani mi portano a servirmi del creato senza rispetto e senza amore? Nel tempo di quaresima abbandono un’abitudine di inquinamento, di spreco o di indifferenza.
  • Mi domando: quali scelte quotidiane potrebbero esprimere la mia vocazione a essere custode del creato? Mi decido per un piccolo e gioioso impegno di rinnovamento ecologico del mio stile di vita personale o familiare.

 


 

Alcune proposte per l’itinerario

 

Nel percorso 2025, alcune proposte intendono sostenere il cammino comunitario di conversione alla speranza:

  • il ciclo di tre incontri “Pellegrini di speranza” (canale youtube della Diocesi – martedì, ore 21.00). Ogni realtà ecclesiale è invitata a partecipare organizzando gruppi di ascolto: dopo l’intervento videotrasmesso, una scheda aiuterà i presenti a condividere le proprie considerazioni. Questi i giorni e i temi:
    • martedì 11 marzo: fronteggiare il rischio;
    • martedì 25 marzo: sopportare la fatica;
    • martedì 8 aprile: superare il conflitto.
  • le iniziative della Quaresima di carità, volte a sostenere i nostri missionari e le loro opere in Rwanda e in Brasile;
  • il Giubileo degli adolescenti (Roma, 25-27 aprile), che vedrà la partecipazione di oltre 1000 ragazzi della Diocesi e che dovrà essere accompagnato dalle rispettive comunità, affin-ché essi possano portare entusiasmo nelle proprie parrocchie;
  • il Giubileo delle confraternite (Roma, 17 maggio), che coinvolgerà molte Compagnie e Misericordie delle nostre comunità, per riscoprire la loro vocazione a essere agenti di conversione comunitaria nel segno della carità e del servizio;
  • i pellegrinaggi di Area in Cattedrale: la Versilia andrà il 4 maggio, la Piana di Lucca il 25 maggio e la Valle del Serchio il 15 giugno.
  • la novena di Pentecoste, che sarà celebrata in diverse località della Diocesi e culminerà con una grande Veglia itinerante a Lucca, sabato 7 giugno.

 

Vieni, Spirito Santo!

 Nel Giubileo si ricordano i 1700 anni del Concilio di Nicea (325), primo della Chiesa indivisa; mi pare bello concludere questa lettera con un celebre scritto del Patriarca di Costantinopoli Atenagora, composto nel 1968. Aggiungo una preghiera di Santa Elena Guerra, da lei proposta “per chiedere i frutti dello Spirito Santo”: nell’italiano antico degli inizi del ‘900, essa esprime la consapevolezza che le “cose nuove” della santità, della missione, della giustizia e della custodia del creato sono opera dello Spirito, presenza di Dio in noi.

 Senza lo Spirito
Senza lo Spirito Santo
Dio è lontano,
Cristo rimane nel passato,
il Vangelo è lettera morta,
la Chiesa è una semplice organizzazione,
l'autorità è una dominazione,
la missione una propaganda,
il culto un’evocazione,
e l'agire dell'essere umano

una morale da schiavi.

Ma nello Spirito Santo
il cosmo è sollevato
e geme nella gestazione del Regno,
Cristo risorto è presente,
il Vangelo è potenza di vita,
la Chiesa significa comunione trinitaria,
l'autorità è un servizio liberatore,
la missione è una Pentecoste,
la liturgia è memoriale e anticipazione,
l'agire umano è divinizzato.

Patriarca Atenagora

 

 Vieni, Fuoco di Paradiso

Vieni, o Fuoco di Paradiso, o Alito della Divinità,

e fa’ che in noi maturino frutti di castità perfetta.

Vieni, o Fuoco di Paradiso, o Alito della Divinità,

e fa’ che in noi maturino frutti di angelica continenza.

Vieni, o Fuoco di Paradiso, o Alito della Divinità,

e fa’ che in noi maturino frutti di cristiana modestia.

Vieni, o Fuoco di Paradiso, o Alito della Divinità,

e fa’ che in noi maturino frutti d'operosa e costante fedeltà.

Vieni, o Fuoco di Paradiso, o Alito della Divinità,

e fa’ che in noi maturino frutti di celestiale dolcezza.

Vieni, o Fuoco di Paradiso, o Alito della Divinità,

e fa’ che in noi maturino frutti di santa lon­ganimità.

Vieni o Fuoco di Paradiso, o Alito della Divinità,

e fa’ che in noi maturino frutti di vera e co­stante bontà.

Vieni, o Fuoco di Paradiso, o Alito della Divinità,

e fa’ che in noi maturino frutti di sopranna­turale benignità.

Vieni, o Fuoco di Paradiso, e Alito della Divinità,

e fa’ che in noi maturino frutti di serena e generosa pazienza.

Vieni, o Fuoco di Paradiso, o Alito della Divinità,

e fa’ che in noi maturino frutti di celeste pace.

Vieni, o Fuoco di Paradiso, o Alito della Divinità,

e fa’ che in noi maturino frutti di santa e permanente gioia.

Vieni, o Fuoco di Paradiso, o Alito della Divinità,

e fa’ che in noi maturino frutti di carità di­vina. 

Santa Elena Guerra

 Buon cammino pasquale a tutti!

 

 Lucca, 11 febbraio 2025

Memoria della BVM di Lourdes

 + Paolo Giulietti

Casa parrocchiale

Piazza don Carlo Matteoni, 9
Segreteria: da lunedì a giovedì
dalle ore 16,00 alle ore 19,00

tel. 0583 414082

 

Contatti

Don Agostino te. 353 4594727

Don Luigi tel. 345 3095444

Don Samuele tel. 333 3885531

Suore San Giuseppe te. 351 9283022

 

S.Messe festive

Sabato e vigilia delle feste:
ore 17,00 chiesa San Pancrazio

ore 18,00 chiesa d Marlia

Domenica   

ore 10,30 chiesa di Marlia
ore 11,00 chiesa di Matraia

 

 

S.Messe feriali

Cappella S. Emilia   
ore 08,15: Lodi    ore 08,30: S. Messa   
(no mercoledì e sabato)
 
Confessioni:     sabato ore 17,30

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